Inattività sessuale tra Millennials e Centellians: quando di sesso si (s)parla e basta.

Stamattina stavo leggendo qualche articolo scientifico: scrivevo l’introduzione della tesi e cercavo informazioni sui giovani ed il sesso. Tra i molti, ne ho trovato uno interessantissimo. Come la stragrande maggioranza della letteratura scientifica a tema sessualità, è uno studio statunitense. Lo studio è di Twenge, Sherman e Wells ed è del 2017; si intitola “Sexual inactivity during young adulthood is more common among us millennials and igen: Age, period, and cohort effects on having no sexual partners after age 18”. In poche parole l’articolo analizza il comportamento sessuale dei giovani Millennials o GenerazioneY (nati tra gli anni ’80 e il ’95) e i Centellians o GenerazioneZ (nati dopo il ’95-’97), approfondendone l’età, il periodo storico e i cambiamenti generazionali nelle esperienze sessuali. Questo studio, purtroppo, non ha approfondito l’aspetto dell’orientamento sessuale, che ha rimandato a studi futuri.

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Che i giovani, contrariamente a quanto ci facciano credere media e chiacchiericci, facciamo meno sesso, era qualcosa di cui sentivamo parlare da tempo. Si parlava di una parabola particolare, che porta o ad avere rapporti molto presto, oppure ad averli molto tardi. Quello che emerge di interessante da questo e da altri studi, è che con il tempo sembra si perda interesse per il sesso.

Rispetto alle generazioni passate, oggi c’è un incremento di giovani che non hanno rapporti fino ai 18/19 anni (ad oggi, il 59%). Questi dati sono più accentuati per le donne, che sembrano avere rapporti sessuali penetrativi molto più tardi rispetto agli uomini. Ci sono una serie di dati intergenerazionali interessanti non solo riguardo al sesso, ma anche riguardo alle relazioni di coppia stabili: rispetto alla generazione X (36%) e i baby boomers (48%), solo il 26% dei giovani tra i 18 e i 32 anni è sposato. Un altro dato interessante riguarda il comportamento sessuale che hanno i giovani nelle applicazioni di incontri: l’81% dice di aver avuto una qualche forma di approccio sessuale (petting, preliminari, sesso orale, …) di questi, solo il 34% degli incontri ha portato a del sesso penetrativo occasionale. Forse abbiamo sovrastimato i numeri?

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Le spiegazioni che sono state date sono varie, ma principalmente hanno a che fare con la cultura e la società in cui viviamo. E’ quindi difficile dire se le stesse spiegazioni valgano anche qui in Italia: il sistema scolastico è diverso, la cultura è diversa, il sistema educativo è diverso. Ma vi dico ugualmente le conclusioni di questo interessante studio, perché credo che siano interessanti come spunto di riflessione e che possano fungere da provocazione.

Raggiungiamo l’indipendenza economica ed emotiva più tardi. Il fatto che, per questioni socio-economiche (ma non solo), l’indipendenza e l’emancipazione dalla famiglia d’origine avvengano più tardi, può portare ad una maggiore inattività sessuale. Banalmente, nel trovare un luogo intimo e privato oppure per fattori emotivi, come la frustrazione, la depressione o il senso di inadeguatezza.

I rapporti occasionali sono occasionali si, ma non sono rapporti vaginali penetrativi. E’ vero che viviamo nella società dei “rapporti occasionali” ma, da come è emerso anche in questo studio, la percentuale di rapporti sessuali penetrativi è molto bassa. Come vedremo più avanti, si sta procedendo verso una visione non coito-centrata del sesso.

Se facciamo educazione sessuale all’astinenza e al terrore, questo è quello che otteniamo. Nonostante sia molto legato alla cultura americana (dove vige l’educazione sessuale della promozione dell’astinenza, del famoso “Just say no”), anche in Italia questo è un valido spunto di riflessione. Di sessualità in famiglia e nelle scuole se ne parla poco niente e se i ragazzi chiedono o sono curiosi, si danno risposte obsolete, sbagliate oppure il classico “è troppo presto, ne parleremo più avanti”. Io però ve la butto lì: nel momento in cui vi stanno chiedendo informazioni, forse è già “troppo tardi”. Questo per dire che dobbiamo parlarne, creare occasioni oltre che a coglierle.

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Che ruolo hanno le nostre aspettative di “supereroi del sesso” sui giovani? Ci siamo mai chiesti che cosa può succedere se carichiamo di aspettative i ragazzi? Diciamo loro che fanno tanto sesso, che sono promiscui, che sanno usare e sono più consapevoli del loro corpo, che hanno i primi rapporti da giovanissimi, … Qualcuno se lo è chiesto, e la risposta è che soffrono di ansia da prestazione oppure si convincono di essere “sbagliati” perché magari non si sentono così come li descriviamo, allora cercano in tutti i modi di “rimediare”, buttandosi frettolosamente in situazioni forzate. Oppure se ne fregano e provano a fare le loro scelte autonomamente dalle aspettative e dal bombardamento mediatico (nel migliore dei casi). Dobbiamo smetterla di fare di tutta l’erba un fascio, di parlare per pregiudizi o per sentito dire!

Che cosa vuol dire “fare sesso”? Questo ed altri studi, ci riportano una questione interessante: fare sesso non vuol dire necessariamente penetrazione vaginale. I giovani parlano di avere rapporti sessuali anche per i preliminari, come masturbazione e sesso orale. Interessante, no?

Per fare dei figli bisogna fare sesso (?). Non sempre, ma per la maggior parte delle volte, sì. Nonostante ci siano nuove possibilità di fecondazione, il “vecchio” metodo rimane il più quotato (per ora).

E se facciamo sesso troppo tardi, quando il nostro corpo ha già passato gli anni più fertili?

E se poi facciamo poco sesso, e quindi diminuiamo le possibilità (che diminuiscono drasticamente dopo i 26/29 anni)?

E se poi non abbiamo ricevuto una buona educazione sessuale e viviamo con l’ansia da prestazione e fatichiamo anche solo a pensare al sesso?

Le conseguenze sono tre: o facciamo sesso solo per fare un figlio; o troviamo altre strade e facciamo un figlio senza fare sesso (mai, neanche quando il figlio ce lo abbiamo); o non riusciamo ad avere figli e non facciamo sesso.

Finito di leggere l’articolo, dopo aver riflettuto un po’, mi sono detta: non è che hanno puntato sul cavallo sbagliato? Cioè hanno costruito (e stanno costruendo), progetti di educazione alla sessualità partendo dai presupposti sbagliati: perchè nessuno ha “ascoltato” questi ragazzi? Che cosa ci hanno combinato?

Qualche dato per l’Italia c’è: l’età media sia per i ragazzi che per le ragazze del primo rapporto è 17,5 anni; conoscono poco le malattie sessualmente trasmissibili e sul sesso si informano principalmente dai media. Il 30% non si protegge dalle malattie sessualmente trasmissibili.

Di fare ricerca c’è bisogno, soprattutto per poter costruire progetti di educazione alla sessualità che seguano i reali bisogni dei ragazzi.

Vi lascio qui sotto qualche dato. A me piace riferirmi ai dati quando parlo e argomento un punto di vista. Questo non vuol dire che il mio modo di vedere le cose sia il più giusto, vi lascio i riferimenti e aspetto i vostri commenti.

E.

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