Lì, dove nasce una coppia: tra la chimica e la psicologia.

“Nel rapporto d’amore che si costruisce, ognuno è portatore di una storia, di bisogni e di identità.”

Un aspetto che tendiamo a dimenticare, conclusa la prima fase di innamoramento durante la quale, che sia per le sostanze dopanti che ci scorrono nel corpo o per le speranzose aspettative, è che siamo il risultato di ciò che abbiamo vissuto. Sì, anche quel bel ragazzone dolce e premuroso o quella ragazza che ha un buon profumo e ci sorride sempre. Questo significa che non ci scegliamo a caso. Ci sono diverse teorie psicologiche che hanno cercato di spiegare il “perchè” di questa scelta: gli evoluzionisti riportano il fatto che gli uomini scelgano le donne fertili e le donne gli uomini che possono dar loro un prole sana; altri ancora parlano di odori particolari; altri di tratti fisiognomici. Una teoria, in particolare, vi proponto oggi; quella che ha evidenziato tre modalità di scelta:

un individuo “sicuro” indirizzerà la sua scelta ad un partner che lo accudisca, che sappia rispondere in modo adeguato ai propri bisogni emotivi e con il quale riuscirà a stabilire un solido legame;

un individuo “insicuro” farà una scelta che si basa sulle proprie insicurezze, e quindi troverà a sua volta, un partner con molte insicurezze, che tenderà o ad evitare il coinvolgimento emotivo oppure a ricercare disperatamente attenzioni e accudimento;

gli individui “non risolti”, metteranno in scena relazioni difficili, complicate e illusorie, agendo comportamenti distruttivi e contraddittori.

Trovo interessante trovare nuovi strumenti o punti di vista, per aiutarci a capire i nostri “perchè”.

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“Il desiderio dirompente d’amore unisce l’uomo e la donna nella costante ricerca della felicità infinita, legato alla paura di perdere e perdersi nell’altro”

Come ho accennato sopra, l’amore romantico, quello che una coppia prova all’inizio non è destinato a durare per sempre. E per fortuna, aggiungerei io! Non so se voi vi siete mai innamorati di qualcuno, io si ed è stato allucinante. Dormivo poco niente, mangiavo poco, il cuore mi sembrava stesse per uscire dal petto e la mia testa andava ad una velocità infinita. Ero costantemente distratta (forse qualche volta ho rischiato di finire sotto una macchina). Perché? Perché agiscono sul nostro sistema nervoso alcune specifiche sostanze chimiche come la Dopamina, la Noradrenalina e la Feniletilamina che agiscono direttamente sui centri del piacere e ci fanno vivere un costante senso di euforia ed eccitazione (queste sostanze sono le stesse contenute in alcune sostanze stupefacenti). Ma, oltre a queste sostanze, ce n’è una che ha un ruolo fondamentale anche quando entra in gioco la sessualità: l’ossitocina. Questa sostanza viene liberata anche durante il parto e permette l’attaccamento tra la madre ed il bambino: lo trovo molto curioso che sia significativamente presente sia durante la prima fase di innamoramento (nella fase del desiderio o in risposta a stimoli tattili), sia durante i rapporti sessuali… e voi? Proprio in quei momenti nei quali si può formare un legame.

Insomma, sembra proprio che nulla sia lasciato al caso.

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“Nel ciclo della vita dell’essere umano appartenenza e separazione sono due fasi strettamente legate tra loro.”

“Essere differenziati significa mantenere il senso del sé quando ci si sente emotivamente vicini agli altri anche quando gli altri diventano importanti.”

Spesso ci si chiede qual’è la differenza tra amore ed innamoramento. Innanzitutto, partirei dal portarvi una questione allarmante: la scienza ci dice che tra i 18 e i 20 mesi circa da quando ci siamo innamorati, tutte queste sostanze che fino a quel momento ci hanno reso dei “supereroi” scompaiono.

Scherzo, niente di allarmante. Anche perché altrimenti ci toccherebbe vivere una vita in pallone. Quindi dopo questo periodo in cui queste sostanze alterano il nostro equilibrio, tutto ritorna alla normalità gradualmente e qui subentrano due possibilità: o la coppia interpreta questo cambiamento come la fine del rapporto, oppure, grazie anche alle endorfine (sostanze molto presenti anche durante i rapporti sessuali) che aiutano la costruzione dell’intimità, l’innamoramento si tramuta in amore.

In tutti questi discorsi, abbiamo parlato molto della chimica, ma la cornice è molto ampia: chi siamo, dove viviamo, chi ci circonda, il momento della nostra vita, la società, l’intimità che si crea con il partner… sono aspetti fondamentali che influenzano la scelta o la semplice conoscenza del partner.

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“L’intimità è un processo che si forma e si trasforma, mediante il quale due persone che si vogliono bene non solo si scambiano sentimenti, pensieri e azioni, ma sviluppano nel tempo la capacità di condividere dolori e la paura di essere feriti, nel rispetto reciproco.”

“L’intimità è un’esperienza tra due persone complete e comporta “l’implicita coscienza” di essere separati dal proprio partner.”

Cosa intendiamo con intimità? Potremmo definirlo come “un processo di apertura all’altro senza però smettere di confrontarsi con sé stessi”. Significa permettere al partner di entrare nella parte più profonda di noi e fargli vedere anche le debolezze le difficoltà e le paure. Essere in intimità non vuol dire non avere discussioni, conflitti o confronti; anzi. Questi permettono, se con rispetto e in ottica costruttiva, la possibilità della coppia di confermarsi tale e “resistente”.

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Vi riporto una citazione che adoro:

“L’intimità non è per i deboli di cuore, né tanto meno è fusione, come i gemelli siamesi. L’intimità profonda non è come “il latte della mamma” come quando ci si sente insicuri.

L’intimità comprende la relazione con sé stessi e la relazione con il partner”.

Dopo questo breve racconto, possiamo certamente affermare che quando scegliamo il nostro “compagno di viaggio” lo abbiamo fatto senza nessuna casualità. E’ “il compagno di viaggio della propria vita, che abbiamo scelto e che ci ha scelti”; all’interno della coppia ci sono due persone, con i propri bisogni, i propri ruoli, le proprie emozioni e le proprie paure. E’ quindi importante ricordarsi e chiedersi, nei momenti di difficoltà (ma non solo!) “perché ci siamo scelti?”, “perché l’ho scelto/a?” per ricordarci chi siamo e dove stiamo andando.

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