“Sex Education”: che se ne parli!

Ho finito in un paio di giorni questa nuova serie targata Netflix: Sex Education. Una produzione britannica (è bella da vedere in lingua originale, se ne avete voglia), con sceneggiatura, costumi e dialoghi che ricalcano lo stile di “The end of the fucking world”: questi ragazzi sono nel pieno della ricerca di loro stessi, del loro corpo, di quello degli altri e del mondo che li circonda.

(Premessa: non penso ci siano spoiler, più che altro, non credo ci siano spoiler che si possano dare su questa serie tv. Però, se volete essere sicuri al 100%, andate a vedervi questa bellissima serie tv e poi tornate qui e fatemi sapere cose ne pensate. Altrimenti, buona lettura.)

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Partirei dal dare un voto, anzi due. Uno che riguarda la serie tv in quanto tale, cioè come se fosse una qualsiasi altra serie tv. Un voto e un commento, invece, da un punto di vista più “sessuologico”, se possibile. Perché va tenuto a mente che si tratta pur sempre di una serie tv.

Alla serie mi sento di dare un 9. All’inizio un po’ lenta, non riuscivo a capire dove si voleva andare a parare. Quando l’ho capito, però, non sono più riuscita a fermarmi: la storia è divertente, i personaggi auto ironici, i dialoghi mai scontati e mi è piaciuto l’uso di parole, a volte volgari, che riportano alla narrazione un dato di realtà: se c’è da dire “scopare”, lo diciamo. I ragazzi lo dicono e quindi va bene così. Mi sono piaciuti tantissimo i colori: forse può sembrare una considerazione banale, ma mi ha permesso di “entrare” in certe scene; mi sembrava di essere accanto a loro. Seduta all’alba sul prato verde, a nuotare in piscina o nei bagni ad ascoltare le loro chiacchierate.

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Per il tema sessualità, io do un 9. In linea generale, non sono d’accordo con il detto “nel bene e nel male, purché se ne parli”, ma in questo caso si. Mi spiego: durante lo svolgimento della serie tv, si toccano temi che forse mai prima d’ora sono stati affrontati (in questo modo, con questi termini) in una serie tv, ma soprattutto mai da un punto di vista dei giovani. L’impotenza, l’ansia da prestazione, l’aborto, la masturbazione, i primi rapporti sessuali, il desiderio, l’omosessualità ed il sesso, … sono affrontati sorprendentemente. Nonostante ognuno di essi venga citato e risolto nel corso di una puntata, in un tempo relativamente breve, credo si sia raggiunto un obiettivo importantissimo: accendere la miccia. Schiacciare l’interruttore della curiosità. Anche solo dare un nome e dire “ad alta voce” alcune parole, come sesso orale, clitoride, ansia da prestazione, … credo sia fondamentale, sopratutto in una società, la nostra, nella quale non si fa educazione alla sessualità, ma all'”affettività”; nella quale non si fa educazione alla sessualità, ma si fa “propaganda alla teoria del gender”; una società, la nostra, dove un sessuologo insegna alle persone a fare sesso, non promuove la salute e il benessere.

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Sono due le scene che mi porto nel cuore: la prima è quella nella quale tutti, durante un’assemblea studentesca, reclamano la foto di una vulva che è stata divulgata senza il permesso della protagonista. Una scena molto forte, che richiama alla responsabilità di tutti: sia nel prestare attenzione quando si fanno foto osé, sia una responsabilità sociale nei confronti della figura femminile, vittima spesso di discriminazioni, di giudizi e pregiudizi legati alla propria personale vita sessuale. Molto #girlpower ! Bravi. La seconda scena che mi ha molto colpito, è quella in cui Maeve (la coprotagonista insieme a Otis, aspirante consulente sessuale figlio di una sessuologa dal comportamento discutibile ed Eric, il migliore amico di Otis), è seduta in sala di aspetto per effettuare un intervento per interrompere una gravidanza. E’ seduta di fianco ad una donna che soffre in un modo diverso dal suo: una parla e stordisce tutti di chiacchiere e rumori, l’altra è arrabbiata e lo è stando in silenzio e allontanando tutti. Nonostante l’impressione sia quella che il tutto venga affrontato in modo superficiale e frettoloso… è così. Ok, mi spiego meglio: è proprio la fretta e la superficialità che c’è in quei momenti, in quelle stanze, con quelle persone che ci deve lasciare basiti. Ed anche in questo, la serie tv ci rimanda un importante dato di realtà: quelle donne, che si tengono la mano fuori dalla sala, prima dell’operazione, soffrono e non possono essere ridotti a numeri o a procedure. Queste scene riescono a farti sentire l’abbandono, la solitudine, la paura, il dolore ed insieme la forza e la determinazione di stare lì e di prendere una decisione.

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In realtà ci sono moltissime chicche durante tutte le puntate. Scene che, se osservate con attenzione, “sentite” con il cuore e “ascoltate” con la mente, ci possono far riflettere su come, a volte, dire ad alta voce le cose e, con umiltà, essere pronti ad ascoltarle, possa cambiare il nostro mondo. Mi ha fatto impazzire questa cosa che Otis sia riuscito a diventare quello di cui i suoi amici (e lui stesso) avevano bisogno: ascoltare gli altri e riuscendo a farlo, ascoltare e capire anche sé stesso. E poi Otis è l’unico (nonostante i tentativi fallimentari degli adulti della scuola) a fare educazione alla sessualità; interessante, no? Ed è così anche nella realtà: chi c’è per i ragazzi per parlare si sessualità?

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Infine un paio di cose che non mi sono piaciute: non mi è piaciuto il personaggio della madre sessuologa, ossessionata dal sesso che usa per scappare da una sofferenza e un abbandono che non è mai riuscita a superare. Non se ne può più di questi psicologi incompetenti che vengono messi in scena e che non fanno altro che alimentare falsi pregiudizi. L’altro lato della medaglia, però, è una critica interessante al mondo degli psicologi: basta trovare patologie e problemi ovunque. Basta non riuscire a guardare anche a noi stessi come esseri umani. Un’altra cosa che non mi è piaciuta è che alcune cose siano state espresse con termini e concetti non corretti: peccato, perché questo sarebbe stato un mezzo bellissimo anche per fare una corretta divulgazione.

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In conclusione “Sex Education” la consiglio, soprattutto agli adulti. Perché? Perché è arrivato il momento di aprire gli occhi.

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